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A proposito del venditore

Domenico - Mimmo Fatigati è nato nel 1949 ad Acerra, dove pur oggi vive e lavora.

Dopo aver frequentato l’Istituto Statale d’Arte “F. Palizzi” e successivamente l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, nel 1969 inizia la sua attività artistica con la partecipazione al Premio Nazionale d’Arte Visiva La Feluca d’Oro di Bari – riscuotendo in tale occasione, da subito, un ampio successo di critica. Sebbene ancora studente, assiduo frequentatore dello studio del maestro Luigi Pezzato, è stato a sua volta membro di parecchie commissioni giudicatrici mentre è dal 1981 che dirige uno spazio espositivo denominato Il Ritrovo dell’Arte. Il creativo campano ha inoltre insegnato geometria descrittiva al Liceo Artistico e non solo, e nel 1989 è stato artefice della nascita dell’Istituto d’Arte “B. Munari” della città natale presso cui ha ricoperto la carica di responsabile. Da sempre interessato all’Optical Arte e all’Astrattismo, ha esposto in numerose mostre Collettive e Personali in Italia e all’estero (Caserta, Savona, Mantova, Napoli, Bruxelles). Partecipante persino a diverse fiere d’arte, vanta la permanenza di proprie opere in prestigiose gallerie. Parte della sua produzione artista è, comunque, altresì già appartenente a collezioni private. Aderente al gruppo Astractura dal 2011 a marzo 2015, da aprile del medesimo anno è cofondatore del movimento Linearismo Cromatico caratterizzato dall’impiego predominante della linea e del colore (manifesto presentato ufficialmente, con la firma degli artisti, alla Pinacoteca di Gaeta il 12/12/2015). Immediatamente è evidente come gli elaborati di Domenico - Mimmo Fatigati, citando l’accademico Giorgio Agnisola, si fondino su <<ricerche connesse con la percezione visiva e per la maggiore con le suggestioni e le dinamiche di un segno rigoroso e geometricamente scandito (…)>>. <<Le prime prove di Fatigati – continua il sopracitato critico d’arte – si sviluppano sul piano pittorico. È con una ritmata scansione formale, non di rado colore su colore, giocando sui toni, sulla luce, che Domenico esercita la sua ricerca. (…) In seguito la ricerca si fa più elaborata (…). L’artista ricorre ad oggetti e sagome con cui costruisce assetti modulari e rilevati (…). Si tratta di strutture, di pannelli concepiti come macchine visive, più o meno complesse e articolate, anche sul piano cromatico (…) utilizzando in genere oggetti di forma identica, ordinati secondo correnti variabili della direzione, del verso, del colore. Quest’ultimo subisce il riflesso della luce in relazione alla sua posizione>>. Ma è poi sull’equilibrio-squilibro proprio delle forme e del colore, sugli intrecci, sugli incastri, sulle sovrapposizioni, sui toni, sul rilievo e sulla profondità degli inserti usati in relazione al piano di appoggio che Mimmo arriva, infine, a lavorare in maniera dinamica. Una sintesi fatta di rigorosi tasselli visivi internamente modulati non unicamente nella forma e nel colore, bensì in reciproco rapporto cromatico e spaziale – e il risultato conclusivo evidentemente senza eccezioni, in modo inequivocabile, figlio di una sapienza compositiva di sottili passaggi tonali, di precisi e sfumati rilievi, di motivi cangianti a seconda dell’angolo di visuale e della fonte di illuminazione. I materiali scelti dall’artista acerrano sono cilindretti e stecchini di legno, rondelle di metallo, striscioline di laminato plastico e altro a dar vita ad immagini aniconiche, in una tecnica mista caratterizzata dall’assenza di rappresentazioni materiali del mondo naturale e soprannaturale e ciò per mezzo di alcune sorta di griglie percettive, grazie all’uso del colore e della grafica appunto. È inoltre infine il prof. Gaetano Romano ad aver posto non di meno l’accento sulla ricerca non propriamente segnica di Mimmo Fatigati quanto, piuttosto, su quella <<ricadente dal mio punto di vista sul versante sociale o sociologico – che vedono l’artista impegnato ad elaborare visioni e trame, nonché facciate articolate richiamanti le architetture compositive di moderni edifici razionali e geometrici, frutto delle fantasie compositive di architetti ed urbanisti, che destinano questi spazi preconfezionati ad un’umanità invece sempre più alla ricerca di spazi e libertà. (…) paesaggi deteriorati dalla deforestazione e dall’edilizia illegale, di un’architetture sciatta e utilitaristica, di oggetti le cui forme non conservano più traccia dell’accorto operato e dell’attenzione umana>>. Una razionalità di linguaggio dunque quale peculiarità fondante di Domenico - Mimmo Fatigati che realizza da decenni strutture visive all’unisono ritenute di una fantasia costruttiva finissima e parcellizzata in un segno continuamente variato ed insieme identico a se stesso. Estremo impegno formale, certosina cura del particolare laddove ogni elemento è impensabile senza quello a cui si collega ed unisce.  

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