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A proposito del venditore

Luigi Cei è nato a Mede, in provincia di Pavia.

Autodidatta, inizialmente nel suo percorso artistico è prevalsa la parte figurativa. Utilizzava non i pennelli, ma spatole e mani. Copiava dal vero e dipingeva nature morte, cestini con frutta, vasi di fiori,  ma per quanto però provasse a ritrarli per come erano, alcuni particolari ne uscivano sempre diversi dall’osservato. Successivamente il pittore pavese è passato a rappresentare le città viste in orizzontale e verticale, scomposte e ricomposte, con porte d’ingresso aperte, finestre spalancate e pure chiuse, tetti a punta e l’uno sull’altro. Per lui sono come metafora dell’anima, città senza respiro, come senza respiro la vita cittadina. Senza lo spazio per alcuna fuga. È in questo periodo che Cei ha usato ogni tipo di materiale. Carta, pelle, stoffa, lustrini, passamanerie, pailette che ha tagliato, cucito ed imbastito fino a provarne noia: cerca così qualcosa di più sintetico. È ricercando un mezzo d’espressione più immediato, che Luigi Cei è approdato dunque all’attuale ricerca nel campo dell’astrattismo, materico. Un astratto, il suo, che lui spiega essere “il riassunto delle case, delle strade, dei pensieri sintetizzati e a sfociare in monocromi con forme e colori che si fondono, e combaciano a vicenda. Gioco con i gialli, con i verdi chiari e scuri, con gli sfumati e li mischio con sabbia, con terra e con qualsiasi altra cosa mi permetta di dare rilievo e consistenza. (…) Desidero comunicare con segni ed ideogrammi come a condurre un discorso con qualcuno (…); vorrei cioè quasi prendere per mano l’osservatore e illustrare così un percorso attraverso le mie emozioni, il mio vissuto, affinché gli rimanga memoria di me, un’eredità”. Da ricordare come Luigi Cei abbia esposto in mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Solo per citarne alcune: l’esposizione nel 2003 a Vigevano e a Lignano Sabbiadoro ma anche, nello stesso anno e nel 2004, a Forte dei Marmi. Risale invece al 2005 la Collettiva presso la biblioteca comunale di Milano, al 2006 la Personale alla Camera di Commercio di Chieti e al 2007 quella nella sala consigliare del Comune di Cava Manara. Tra le sue esposizioni più recenti vi è l’emblematica “Antiche Forme e Nuovi Segnali”, a Cremona nel novembre 2015, ovvero una serie di opere in cui è evidente l’attento equilibrio compositivo di ogni elemento del ciclo. La Critica è stata concorde nell’affermare che <<Le forme geometriche si dispongono con inesorabile esattezza ed armonia, dialogano e si rinforzano tra loro… Rettangoli, ellissi, triangoli, lùnule in una composta e ritmata coreografia di rette e curve simmetriche che, come in un caleidoscopio, trovano sempre nuovi movimenti e sospensioni>>. Ma nelle opere grafiche di Luigi Cei sono presenti, regolarmente, altresì misteriosi simboli e frecce indicative di opposte verticalità – simili a grafemi, geroglifici, rappresentazione segnica che sembra rimandare agli albori della parola scritta e della società umana. 

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